LA RETE NAZIONALE

Tim: Cdp offre 18 miliardi per Netco: il “verdetto” entro fine mese

In campo Cdp Equity e il fondo Macquarie. Nel mirino c’è anche Sparkle. Più cash per abbattere il debito e nessuna condizione sul riassorbimento del personale in ServCo. La deadline per la proposta non vincolante fissata al 31 marzo

Pubblicato il 05 Mar 2023

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Il consiglio di amministrazione di Cassa depositi e prestiti, presieduto da Giovanni Gorno Tempini, ha dato il via libera alla presentazione di un’offerta non vincolante per Netco, offerta che oltre alla rete include anche Sparkle. In campo Cdp Equity e il fondo Macquarie che ha in capo il 40% di Open Fiber. L’offerta ha un valore di circa 18 miliardi.

Il termine della validità dell’offerta è stato fissato al 31 marzo a una settimana dunque dalla scadenza di quella del fondo americano Kkr che è stata posticipata al 24 marzo a seguito della richiesta da parte del Governo.

Offerta da circa 18 miliardi “migliorativa” rispetto a quella di Kkr

Stando a quanto si apprende l’offerta di Cdp- Macquarie sarebbe nell’ordine di 18 miliardi, solo apparentemente inferiore a quella del fondo americano Kkr che si attesta sui 20 miliardi. Sono le condizioni a fare la differenza e a rendere l’offerta della Cassa e del fondo australiano più “appetibile”: rispetto a quella di Kkr ci sarebbero 2-2,5 miliardi in più in termini di liquidità per la riduzione del debito di Tim. Ma soprattutto non ci sarebbe la richiesta di riassorbire personale in ServCo. Riguardo alla questione Antitrust sull’operazione rete nazionale resta sul piatto ma potrebbe essere sanata attraverso la cessione delle aree in sovrapposizione fra Tim e Open Fiber e ci sarebbero già società pronte a rilevare le porzioni di rete in questione.

L’offerta di Cdp-Macquarie sul tavolo del cda del 15 marzo

In una nota Tim comunica di aver ricevuto formalmente l’offerta per l’acquisto del 100% di Netco “coincidente con il perimetro gestionale e infrastrutturale della rete fissa, inclusivo degli asset e attività di FiberCop, nonché della partecipazione in Sparkle”. L’offerta, fa sapere la telco guidata da Pietro Labriola, sarà sottoposta all’esame preliminare del Comitato Parti Correlate (ai sensi della normativa applicabile a Cdp Equity, quale parte correlata di Tim) e sarà poi portata al tavolo del cda con tutta probabilità in data 15 marzo, ossia in occasione della riunione del board già programmata o in un’altra data da definire, puntualizza la telco.

La posizione della Commissione europea

Non abbiamo commenti specifici. La transazione non ci è stata notificata e spetta sempre alle parti notificare le transazioni che hanno una dimensione Ue”, ha dichiarato la portavoce della Commissione europea per gli Affari economici, Arianna Podestà nel corso della conferenza stampa giornaliera a Bruxelles.

Aspetti tecnici da chiarire verso l’obiettivo della rete nazionale

Venerdì 3 marzo fa l’amministratore delegato di Cdp Equity Francesco Mele nel rispondere alle domande dei giornalisti a margine dell’inaugurazione della mostra “Costruire il futuro” ha puntualizzato che “il lavoro di Cdp è legato a stretto filo con quello della politica e degli altri stakeholder in partita. Non dipende solo da noi. Stiamo lavorando e bisogna allineare tutti gli interessi in gioco”. Mele ha aggiunto che “bisogna chiarire anche aspetti tecnici che hanno implicazioni industriali, legali e competitive che devono essere valutate con attenzione”. “Valuteremo e faremo il possibile, non è un lavoro facile. C’è un interesse Paese nel creare una rete efficiente e un disegno politico che punta a una rete nazionale a controllo pubblico che si può fare in molti modi e non necessariamente con noi. Siamo un investitore in infrastrutture e quindi abbiamo una buona esperienza e pensiamo di poter contribuire al progetto”.

L’offerta di Kkr già giudicata non del tutto soddisfacente

Tim nei giorni scorsi ha giudicato non del tutto soddisfacente l’offerta presentata dal fondo americano Kkr che si aggira sui 20 miliardi più 7 di investimenti in nuove reti. E stando a indiscrezioni l’azionista numero uno Vivendi non sarebbe disposto a chiudere sotto i 25 miliardi.

L’allarme di Giorgetti sulle imprese di rete

Per quanto riguarda la banda larga e gli obiettivi del Pnrr, “dobbiamo entro il 2026 portare a cittadini e imprese, in tutti i borghi d’Italia, l’alta velocità, ma non abbiamo imprese che posano la fibra”, ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al convegno dell’Ordine dei commercialisti di Milano. “Si deve ricostruire l’offerta in questo paese e non lavorare solo sul lato della domanda”. E secondo le rilevazioni Openjobmetis sono oltre 10mila le figure specializzate che serviranno per posare la fibra e realizzare le reti 5G. Il 61% delle posizioni per ingegneri elettronici e il 56% di quelle per ingegneri industriali rimangono scoperte. La situazione non cambia di molto per gli operai specializzati –  il 55,4% delle richieste non viene soddisfatta – e per i profili tecnici qualificati per i quali si registra un gap del 49%.

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