IL CDA

Tim a caccia di partner per Enterprise. Su Netco trattative parallele

Approvati i conti del trimestre: fatturato a 4 miliardi, +1,1% anno su anno. Ebitda a 1,6 miliardi, pari al -6,5% ma rallenta il trend negativo. L’Ad Labriola: “La nostra ambizione è tornare alla crescita nel 2023”. Il titolo sale in Borsa ma i sindacati temono sul futuro e scrivono a Meloni: “A rischio il futuro dell’azienda e il mercato Tlc”

Pubblicato il 09 Nov 2022

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Un trend in miglioramento: si chiude all’insegna di una curva in risalita il terzo trimestre di Tim e il titolo sale a 25 centesimi con un rialzo del 5,3% in Borsa.

Il fatturato si attesta a 4 miliardi, +1,1% anno su anno. E sono i ricavi da servizi a registrare la migliore performance con un +3% nel trimestre. Sul fronte dell’Ebitda anche se il dato è negativo per 6 punti percentuali e mezzo a 1,6 miliardi il rallenta la crescita negativa rispetto ai mesi precedenti.

Raggiunto il 90% del target di contenimento dei costi per l’intero 2022. E l’indebitamento netto after lease si attesta a 20,1 miliardi dopo l’esborso di 1,7 miliardi dell’ultima rata per le frequenze 5G.

Il dossier Enterprise

Il Consiglio di Amministrazione di Tim, riunitosi sotto la presidenza di Salvatore Rossi, ha approvato l’avvio del processo di societarizzazione di Tim Enterprise, in linea con quanto comunicato al Capital Market Day dello scorso 7 luglio. Per Tim Enterprise è stato “avviato un sondaggio di mercato” finalizzato alla ricerca di un partner, annuncia l’Ad Labriola. “Siamo convinti che Tim Enterprise sia un ottimo business. Pensiamo che un eventuale negoziato della quota di minoranza non può essere trattata come una soap opera e invece dobbiamo parlare in maniera più chiara. Vogliamo dichiarare apertamente che stiamo lavorando sul piano del Capital market day con chiare tappe, nel tentativo di trasformare le diverse business unit in società per essere pronti se necessario a vendere una quota di minoranza di Tim Enterprise”.

Il dossier rete unica

Riguardo al progetto di rete unica l’Ad Labriola nel ricordare il posticipo della deadline al 30 novembre sul memorandum con Cdp evidenzia che “per Netco abbiamo esteso il protocollo di intesa ma l’esclusività non è stata rinnovata, vogliamo avere opportunità di trattative parallele”. Ma Labriola puntualizza che “non abbiamo cambiato idea su piano. La cosa fondamentale è trovare accordo per trovare un valore conveniente per tutti azionisti insieme a Cdp; la non esclusiva non è aver cambiato il nostro approccio per queste trattative. La scelta con Cdp resta la migliore da un punto di vista delle strategie industriali”. Labriola ha anche puntualizzato di non essere stato contattato da nessuno “per rallentare il progetto o fare nulla”, in risposta a una domanda su eventuali pressing da parte del Governo.

Si punta alla crescita nel 2023

La nostra ambizione è di tornare alla crescita nel 2023. Il business di Tim è oggi più stabile, prevedibile e in salute di quanto fosse all’inizio dell’anno”, sottolinea l’Ad Pietro Labriola. “Ad agosto avevo parlato delle principali sfide che avevamo di fronte per garantire la continuità del business, i risultati del terzo trimestre dimostrano che siamo sulla strada giusta e per alcune metriche siamo addirittura in anticipo rispetto ai nostri obiettivi. I trend sono in netto miglioramento rispetto all’anno precedente. Siamo molto concentrati sul nostro piano di trasformazione”. E ancora: La strategia di lungo termine è stata confermata. E anche se le tempistiche dei progetti sono state influenzate dal contesto macro, stiamo continuando a lavorare duro per attuare la strategia. La guidance è ora comodamente raggiungibile e sul mercato si stanno consolidando segnali di razionalità. Poi a febbraio quando presenteremo il piano i numeri potrebbero migliorare anche nel 2023-2024″.

Avanti sulla strategia di posizionamento premium Value vs. Volume

“I risultati di Gruppo nel terzo trimestre, durante il quale è proseguita l’azione di stabilizzazione e di rilancio del business domestico e l’accelerazione dello sviluppo di Tim Brasil, sono pienamente in linea con i target per l’esercizio 2022 che erano stati in parte rivisti al rialzo lo scorso agosto”, spiega l’azienda in una nota a seguito del cda chiamato ad approvare i conti. “In Italia è proseguita la strategia di posizionamento premium ‘Value vs. Volume’ che ha visto limitare al massimo le attività promozionali e che ha contribuito a una maggiore razionalità del mercato sia fisso sia mobile“. E nel corso del trimestre “sono inoltre proseguite le azioni di contenimento dei costi volte ad aumentare il livello di efficienza strutturale di Tim Domestic (‘Piano di Trasformazione’, target cumulato di riduzione dei cash cost di 1,5 miliardi di euro entro il 2024 rispetto all’andamento inerziale). Al 30 settembre, la riduzione dei costi operativi rispetto al trend inerziale è stata pari a circa 270 milioni di euro, il 90% circa del target fissato per il 2022 margine operativo lordo a 1,6 miliardi”.

La questione del debito

Riguardo alla leva finanziaria “stiamo andando meglio delle aspettative in termini di equity free cash flow”, puntualizza Adrian Calaza, cfo di Tim. “Il 2022 è stato un anno particolare, con le licenze in Brasile, il grosso pagamento per licenze in Italia, abbiamo chiuso la trattativa con Oi, questo ha aumentato il debito”. Per il quarto trimestre, “abbiamo buone aspettative, direi che possiamo prevedere l’area dei 20 miliardi per fine anno, poi vedremo, il valore reported è sempre aperto all’ oscillazione dei cambi, ma siamo ottimisti sul quarto trimestre”.

La migrazione alla fibra

“Se i prezzi proposti dovessero essere confermati da Agcom, sull’accesso disaggregato alla rete locale l’Italia si riallineerà finalmente con Francia e Regno Unito pur rimanendo comunque dietro la Germania”, ha detto Labriola. “La novità è il nuovo approccio per i prezzi all’ingrosso regolamentati per il prossimo anno: i prezzi del rame in aumento, quelli per i collegamenti in fibra in diminuzione. Nelle tariffe proposte vediamo sostanzialmente due cose: un forte incentivo ad accelerare la migrazione al Ftth e una riduzione del divario tra le tariffe italiane per i servizi in rame rispetto agli altri principali mercati europei. In ogni caso, vediamo un potenziale rialzo per la nostra attività all’ingrosso il prossimo anno. Ancora più importante, ed è questo il mio messaggio principale su questo argomento, ci auguriamo che il mercato reagisca razionalmente, cogliendola come un’opportunità per un repricing anche nel mercato retail”.

I risultati delle business unit

Tim Consumer ha registrato ricavi totali e ricavi da servizi in calo rispettivamente del 9,6% anno su anno e del 7,4% anno su anno nei nove mesi, con un miglioramento nel terzo trimestre (-8,6% e -6,0% rispettivamente).

Tim Enterprise nei nove mesi ha confermato una crescita superiore a quella del mercato con un incremento dei ricavi totali e dei ricavi da servizi rispettivamente del 5,9% anno su anno e dell’8,8% anno su anno (+5,5% e +7,4% rispettivamente nel terzo trimestre).

Il mix dei ricavi nei nove mesi ha mostrato un andamento in linea con le attese:

  • Connettività (-4% YoY)
  • Cloud (+56% YoY)
  • IoT (+7% YoY)
  • Security (+35% YoY)

Nel loro complesso, i servizi Ict hanno generato il 56% dei ricavi complessivi rispetto al 51% nei primi nove mesi del 2021

NetCo ha riportato ricavi totali e ricavi da servizi in calo rispettivamente del 4,8% anno su anno e del 3,8% anno su anno nei nove mesi, con un miglioramento nel terzo trimestre (-2,6% e -2,7% rispettivamente). La riduzione – spiega l’azienda – è dovuta principalmente a transazioni one-off contabilizzate nel primo semestre dell’anno scorso che hanno avuto un impatto di circa 3,2 punti percentuali sulla riduzione dei ricavi totali e di 1,7 punti percentuali su quella dei ricavi da servizi. Al 30 settembre, NetCo gestisce 16 milioni di accessi fissi (di cui oltre 71% in tecnologie FTTx) con una quota di mercato dell’82% e una copertura in FTTx superiore al 94% delle linee attive (oltre 57% con velocità superiore a 100 Mbps). Le unità tecniche raggiunte con tecnologia Ftth sono 7,2 milioni, pari a una copertura di circa il 29%, in crescita di 4 punti percentuali rispetto a fine 2021.

I clienti fissi e mobili

Il numero complessivo delle linee mobili di Tim si è attesta a 30,5 milioni, in crescita rispetto al trimestre precedente di 88 mila unità. In un mercato che rimane competitivo nella parte a minor valore (clientela low-spending), prosegue il trend di stabilizzazione della base clienti: nella ‘mobile number portability’ (ovvero il flusso verso altri operatori) Tim “registra il miglior risultato tra gli operatori infrastrutturati”, evidenzia la società, con un saldo netto pari a -42 mila linee. Al tempo stesso il settore vede il flusso delle portabilità ridursi complessivamente di oltre il 5% anno su anno, a dimostrazione del raffreddamento della competizione nella parte a maggior valore (clientela high-spending).

Riguardo all’assetto di mercato Labriola ha evidenziato che “l’Italia non può sostenere 5 reti mobili diverse, nei prossimi anni in Italia ci sarà una riorganizzazione del mercato a livello rete, di condivisione della rete e societario. Ci sono segni chiari di razionalizzazione“.

Pur in assenza del piano voucher per i clienti consumer che aveva avuto un impatto positivo anche sulle performance del terzo trimestre 2021, l’andamento delle linee fisse è in miglioramento rispetto ai trimestri precedenti (-59 mila). In aumento del 6,2% anno su anno il ricavo medio dei clienti retail (Arpu broadband + Ict). Nel terzo trimestre sono state attivate oltre 100mila nuove linee retail e wholesale a banda ultralarga, raggiungendo 10,5 milioni di unità con un incremento di oltre l’8% anno su anno.

Cgil, Cisl e Uil a Meloni: “A rischio il mercato Tlc”

“Assetto Societario Gruppo Tim e tenuta complessiva del comparto delle Tlc”: questo l’oggetto della missiva inviata da Cgil, Cisl e Uil al presidente del Consiglio Giorgia Meloni e per conoscenza al Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti.

Ecco il contenuto della lettera: “Egregio Presidente, vorremmo condividere la nostra fortissima preoccupazione in merito al futuro del Gruppo Tim, degli attuali livelli occupazionali e del suo futuro industriale. Futuro che non può non interessare il generale assetto del mercato Tlc del Paese.  Al precedente governo ed a tutti i Gruppi Parlamentari della precedente Legislatura, in più occasioni, abbiamo avuto modo di esporre le nostre ragioni sulla necessità di scongiurare uno “spezzatino” delle attività del Gruppo Tim, un’azione che mal si confarebbe con gli importanti interessi strategici e di sviluppo del Paese e che lascerebbe potenzialmente sul campo migliaia di esuberi. L’azienda Tim ha proseguito sulla propria idea di frazionamento societario. Il piano industriale 2022-2024 presentato Tim mira a massimizzare la creazione di valore per gli azionisti, con specifico riferimento agli asset infrastrutturali del Gruppo, anche attraverso soluzioni che comportino il superamento dell’integrazione verticale, evidenziando i vantaggi dell’operazione in termini di recupero di competitività commerciale dell’azienda”.

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