IL DOSSIER

Tim e i nuovi capitani coraggiosi. Rumors credibili o gossip estivo?



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Andrea Pezzi e Claudio Costamagna negano il coinvolgimento in un piano che prevederebbe la discesa in campo di una cordata di investitori pronti a rilevare la quota di Vivendi per poi procedere con uno spezzatino degli asset. L’azionista di maggioranza ha già detto a chiare lettere di voler scrivere un nuovo capitolo senza Tim ma fra il dire e il fare c’è di mezzo la remunerazione dell’investimento

Pubblicato il 26 ago 2024



tim 3

Capitani coraggiosi capitolo secondo. A 25 anni dall’Opa, era il 1999, di Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti, con l’appoggio dell’allora governo D’Alema, spunta un progetto bis, una nuova cordata di “coraggiosi” questa volta pronti a rilevare la partecipazione del 23,75% di Vivendi in Tim, alias la quota di maggioranza. A darne notizia è il Corriere della Sera ma alcuni dei protagonisti citati nel dossier, protagonisti “chiave” indicati nel ruolo di “promotori” dell’iniziativa hanno prontamente smentito il loro coinvolgimento: si tratta di Andrea Pezzi, che è stato in passato consulente di Vivendi e dell’ex presidente di Cassa depositi e prestiti Claudio Costamagna. Il progetto – scrive il Corriere della Sera – contemplerebbe anzitutto la costituzione di una cordata di investitori e fra i fondi sondati vi sarebbero il private equity francese Tikehau, già azionista del gruppo Mint di Pezzi, ma inviti sarebbero stati inviati anche al fondo statunitense Blackstone e ad altre istituzioni finanziarie, non è chiaro con quali riscontri. Il piano prevederebbe la creazione di un veicolo ad hoc , partecipato da promotori e investitori , che andrebbe a rilevare inizialmente una parte della quota di Vivendi in Tim: lo schema in esame contemplerebbe l’acquisto del 6-7% con una valutazione intorno ai 500 milioni per poi passare all’intera quota.

Lo spezzatino

L’operazione sarebbe preliminare a uno spezzatino del Gruppo ossia alla vendita dei principali asset, da Tim Consumer a Enterprise passando per Tim Brasil. “Le indiscrezioni sul riassetto azionario del gruppo finalizzato a un graduale disimpegno di Vivendi potrebbero riaccendere l’appeal speculativo su Tim nel breve termine, in particolare sui titoli di risparmio su cui confermiamo la nostra preferenza”, commentano gli analisti di Intermonte evidenziando che “l’uscita di Vivendi potrebbe facilitare la conversione dei titoli di risparmio in azioni ordinarie, venendo meno la minoranza di blocco esercitata dai francesi nell’assemblea”.

Le ipotesi sul tavolo

Intermonte tende a escludere “un break-up del gruppo in più società quotate, considerando la complessità dell’operazione e i tempi piuttosto lunghi, ma anche la tendenza del mercato azionario a non riflettere adeguatamente il valore delle diverse divisioni rispetto ai multipli impliciti in transazioni analoghe condotte da fondi”. Sarebbe invece “preferibile e più market friendly” il lancio di “un’opa totalitaria su Tim finalizzata al completo delisting delle azioni e al successivo break up del gruppo”, anche se gli analisti ammettono che «nell’immediato, con la cessione di NetCo, Tim ha già raggiunto un livello di leva ottimale e, in questo contesto, potrebbe essere più sensato continuare a valorizzare gli asset rimanenti con una strategia di crescita organica e per linee esterne, come prospettato dall’attuale piano Free-To-Run”. Gli esperti sottolineano in ogni caso che la valutazione prospettata dal Corriere (500 milioni per il 6-7%) “implicherebbe un prezzo di 0,46 euro per azione, il doppio rispetto alle attuali quotazioni di mercato. Se fosse una quota del capitale complessivo (e non solo ordinario), vorrebbe dire nel mid-range una valutazione di circa 0,36 euro per azione, con un range tra 0,34 e 0,39», scrive da parte sua Equita. Lo schema indicato ha un senso, ma, come dice l’articolo stesso, sembra una proposta molto preliminare (alla stregua di molte altre che sono sicuramente allo studio da parte delle banche d’affari), non avendo ancora individuato i potenziali compratori, sondato l’interesse del venditore e il supporto politico al progetto e definito la strategia di valorizzazione”, aggiunge la Sim, che giudica comunque “interessante” che “ci sia interesse per la quota di Vivendi in Tim» e che «le valutazioni indicate siano a forte premio rispetto ai corsi di Borsa”.

Che farà Vivendi?

Che Vivendi abbia intenzione di uscire di scena non è una novità. A fine aprile, in occasione della presentazione dei risultati della trimestrale, il ceo De Puyfontaine ha annunciato che nel 2025 si scriverà un nuovo capitolo “ma senza Tim”.  Come però non è ancora chiaro. Intanto i rumors sul nuovo “piano” hanno pesato in positivo sul titolo Tim che in mattinata ha guadagnato il 3%.

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