LA CRISI DELLE TLC

Tim e sindacati, ennesima fumata nera. E si apre il fronte Fastweb-Vodafone

Stallo su tutta la linea. Ugliarolo (Uilcom): “Serve l’intervento del governo alla stregua dell’ex Ilva”. E l’annuncio dell’offerta di Swisscom pone altre questioni sul piatto. Faraoni (Fistel Cisl): “Tutelare il perimetro occupazionale”

Pubblicato il 01 Mar 2024

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Ennesima fumata nera sul fronte Tim-sindacati. L’incontro di ieri non ha sortito chiarimenti puntuali in merito al dossier Netco-Servco stando a quanto riferiscono i protagonisti. Il Segretario generale della Uilcom, Salvo Ugliarolo evidenzia a CorCom “una situazione di stallo”. “I nodi sono venuti al pettine ed è ora che intervenga il Governo. È un caso che va trattato alla stregua di quello dell’ex Ilva con un tavolo ad hoc e garanzie istituzionali”.

Il nuovo piano per la riduzione oraria

La scadenza del contratto di espansione e del lavoro agile la seconda questione non meno rilevante. La telco ha presentato ai sindacati un piano che prevede un utilizzo della solidarietà difensiva con una riduzione oraria per una quota massima del 20% fino a giugno del 2025. Secondo i dettagli riferiti da Radiocor percentuali più basse sono previste a seconda dell’area di appartenenza. Per le aree di staff si pensa appunto al tetto del 20%, quota che scenderebbe al 15% per il caring e al 10% per tecnici sul campo e progettisti, oltre a dipendenti di Sparkle, Noovle e Olivetti.

“Riteniamo non accettabili le percentuali di riduzione oraria proposte dall’azienda così come tutti gli interventi alternativi all’accordo sul taglio del costo del lavoro che avrebbero impatti pesanti sulle tasche dei lavoratori e una nuova articolazione del lavoro agile peggiorativa di quella attuale – sottolinea il Segretario generale di Fistel Cisl, Alessandro Faraoni -. Abbiamo ribadito la nostra disponibilità al confronto per cercare soluzioni con un cds meno oneroso, per la continuità del lavoro agile, del pdr e del welfare, tutte tematiche negoziali prettamente aziendali su cui riteniamo utile la presenza del sindacato per non permettere all’azienda di procedere unilateralmente e creare forti disagi ai lavoratori. Inoltre abbiamo dato la disponibilità al confronto con il Governo, se parallelamente alla trattativa interna, si creassero gli spazi per trattare le garanzie occupazionali in questa difficile fase della separazione della rete dai servizi. Restiamo in attesa di un ulteriore confronto per evitare pesanti ricadute sui lavoratori”.

Il fronte Fastweb-Vodafone

La trattativa in corso fra Swisscom e Vodafone per una fusione delle attività italiane della telco britannica con quelle di Fastweb avrà impatti occupazionali? “Dopo 25 anni Vodafone abbandona l’Italia ed un sogno in origine chiamato Omnitel – sottolinea Faraoni -. In Italia le lavoratrici e i lavoratori hanno attraversato momenti complicati con esternalizzazioni e cessioni di rami, senza dimenticare i 1.000 esuberi dichiarati lo scorso anno e poi superati grazie ad un accordo tra azienda e sindacato.  Dall’acquisizione di Swisscom ci aspettiamo un rafforzamento sul mercato, con la consapevolezza che dobbiamo tutelare il perimetro occupazionale, in un ambito lavorativo completamente cambiato, figlio della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale.  Questo significa dover riuscire ad affrontare i temi dell’occupazione, non più con i classici surrogati dei vecchi ammortizzatori sociali, ma investendo in una seria e continua formazione per reskillig, upskilling e per le nuove competenze digitali”. “Abbiamo chiesto a Vodafone un incontro a breve, perché questo stillicidio di informazioni giornalistiche seguite dal silenzio del management italiano non aiuta il clima interno tra i lavoratori generando preoccupazione crescente”.

In allarme la politica elvetica

Intanto in Svizzera la politica locale ha acceso i riflettori sull’operazione: diverse commissioni parlamentari – a partire da quelle delle Tlc del Consiglio degli Stati presieduta da Marianna Maret – hanno invitato i vertici del gruppo, controllato al 51% dallo Stato, a fornire spiegazioni. “Sono sorpresa e anche un po’ preoccupata”, ha dichiarato Maret alla stampa locale. In campo anche la commissione delle telecomunicazioni del Consiglio nazionale. Una delle questioni evidenziate è il rischio di un raddoppio dell’indebitamento da parte di Swisscom.

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