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Tlc, l’appello dei ceo europei (Italia esclusa): “Anche le big tech devono realizzare le nuove reti”

I numeri uno di alcuni dei più importanti operatori continentali indicano in un joint statement la strada per consentire all’Europa di accelerare su infrastrutturazione e digitalizzazione e recuperare competitività. “Stop a misure normative che impattano negativamente sul comparto, in ballo oltre 2 miliardi di revenue in 4 anni”

Pubblicato il 29 Nov 2021

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Migliori prospettive di consolidamento e collaborazione orizzontale, stop alle misure normative che impattano forzatamente sulle entrate del comparto Tlc, riequilibrio del rapporto tra aziende Ue e big tech, anche sui costi di implementazione della rete. Queste le tre necessarie misure che dovranno essere messe in campo se si vorrà dare un futuro alle telco europee e soprattutto se si vorrà davvero spingere l’infrastrutturazione a banda ultralarga e la digitalizzazione dell’Europa.

In uno joint statement (SCARICA QUI IL DOCUMENTO) i ceo di alcuni dei principali delle Tlc  si appellano alle istituzioni europea affinché si metta fine allo stillicidio. L’Italia come Paese con una propria rappresentanza manca però all’appello, anche se Vodafone conta nel nostro Paese circa 6mila dipendenti. Ma mentre piccoli Paesi come l’Austria e la Svizzera hanno un proprio firmatario per l’Italia spicca l’assenza di Tim.

“Invitiamo i responsabili delle politiche dell’Ue ad allineare strettamente le ambizioni digitali dell’Europa con una politica di sostegno e un ecosistema normativo”, si legge all’inizio della nota in cui si evidenzia che gli investimenti del settore telecomunicazioni hanno raggiunto i 52,5 miliardi di euro all’anno in Europa, il più alto degli ultimi sei anni. “Stiamo innovando sulle nostre reti 5G, in fibra e via cavo, con iniziative di collaborazione su Open Ran, edge cloud e servizi abilitati ai dati. Stiamo intraprendendo un’azione decisiva sui cambiamenti climatici anticipando i nostri obiettivi di neutralità climatica, nonché facilitando un’ampia diffusione dell’Ict: ciò può consentire una riduzione fino al 15% delle emissioni di CO2 in tutta l’economia”.

Nell’apprezzare gli sforzi dell’Europa per spingere la leadership digitale – in particolare lo stanziamento del 20% per la transizione digitale nel Recovery plan europeo – i ceo delle Tlc evidenziano la necessità “di azioni concrete e immediate per cogliere l’opportunità e alimentare ulteriore innovazione tecnologica e inclusività”. Il ruolo globale dell’Europa “non può limitarsi all’acquisto e alla regolamentazione della tecnologia costruita da altri: dobbiamo creare le condizioni affinché le infrastrutture e i servizi digitali sviluppati internamente possano prosperare e stabilire standard globali a cui altri possano aspirare”.

Per raggiungere queste ambizioni condivise i big delle Tlc chiedono interventi in tre aree chiave.

Si parte da un chiaro allineamento tra le ambizioni della leadership digitale europea e la politica di concorrenza. “I segnali positivi sulla collaborazione industriale – che vanno dalla condivisione di rete ai progetti Ipcei e ad altre forme di cooperazione – sono importanti passi avanti e dovrebbero essere rafforzati. Costruire economie di scale nel settore delle telecomunicazioni rimane una priorità, all’interno dei mercati così come tra i mercati: questo è nell’interesse strategico dell’UE e dei suoi cittadini”

Secondo: serve una forte coesione politica per garantire che l’azione normativa promuova gli investimenti nelle reti gigabit, che richiederanno 300 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi. “La regolamentazione deve riflettere pienamente le realtà del mercato, ora e in futuro. Vale a dire, che gli operatori di telecomunicazioni competono faccia a faccia le big tech. Gli elevati prezzi per lo spettro e le aste che costringono artificialmente a entrare nel mercato sono insostenibili e devono finire. Le recenti idee per modificare una proposta della Commissione Europea estendendo la regolamentazione dei prezzi al dettaglio alle chiamate internazionali – un mercato competitivo in cui esistono molte alternative gratuite – sono in contrasto con gli obiettivi del Decennio Digitale: stimiamo che eliminerebbero forzatamente oltre 2 miliardi di euro di entrate dal settore in un periodo di 4 anni, che equivale al 2,5% della capacità di investimento annuale del settore per le infrastrutture mobili. Inoltre, il lavoro politico in corso sulla riduzione dei costi di implementazione è essenziale e dovrebbe procedere rapidamente”.

Ma è il terzo punto a rappresentare la chiave di volta: secondo le telco è necessario riequilibrare il rapporto tra i giganti della tecnologia globale e l’ecosistema digitale europeo. “Le misure orizzontali come il Digital Markets Act svolgono un ruolo cruciale e, per questo, le sosteniamo fermamente. Inoltre, dobbiamo anche considerare importanti questioni specifiche del settore. Una parte consistente e crescente del traffico di rete è generata e monetizzata da grandi piattaforme tecnologiche, ma richiede investimenti e pianificazione continui e intensivi da parte del settore delle telecomunicazioni. Questo modello, che consente ai cittadini dell’UE di godere dei frutti della trasformazione digitale, può essere sostenibile solo se tali grandi piattaforme tecnologiche contribuiscono in modo equo ai costi di rete. Inoltre, dobbiamo garantire che le nuove strategie industriali permettano all’Unione europea di competere con successo negli spazi di dati globali, in modo da poter sviluppare un’economia dei dati europea basata sui veri valori europei”.

L’Europa – conclude la nota – ha bisogno di un settore delle telecomunicazioni e di ecosistemi forti. “Siamo pronti ad aiutare le istituzioni a plasmare ulteriormente un ambiente politico che acceleri la digitalizzazione a vantaggio di tutti i cittadini e le imprese europee”

I ceo firmatari

Thomas Arnoldner, ceo Telekom Austria

Nikolai Andreev, ceo Vivacom

Guillaume Boutin, ceo Gruppo Proximus

Sigve Brekke, presidente e ceo Gruppo Telenor

Joost Farwerck, ceo e presidente del consiglio di amministrazione Kpn

Alexandre Fonseca, presidente esecutivo Altice Portogallo

Timotheus Höttges, ceo Deutsche Telekom

Philip Jansen, ceo Gruppo BT

Allison Kirkby, presidente e ceo Telia Company

José María Alvarez Pallete, Presidente e ceo Telefónica

Nick Read, ceo Gruppo Vodafone

Stéphane Richard, presidente e ceo Gruppo Orange

Urs Schaeppi, ceo  Swisscom

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