ANTI-DUMPING

Ue vs Cina, compromesso sul 4G?

L’inchiesta anti-dumping sui vendor cinesi di Tlc vicina alla svolta: l’Europa ha “congelato” la decisione in attesa dell’esito della maxi-gara indetta da China Mobile per la realizzazione della rete mobile ultrabroadband

Pubblicato il 06 Ago 2013

L’Ue potrebbe abbandonare l’inchiesta anti-dumping sui vendor cinesi di attrezzature di telecomunicazioni: la decisione è stata messa in stand-by dal commissario europeo al Commercio Karel De Gucht fino a che China Mobile non avrà selezionato i vincitori della maxi-gara per la realizzazione della sua rete 4G. Lo riporta oggi il Financial Times.

Come noto, negli scorsi mesi la Commissione europea aveva deciso di aprire un’indagine anti-dumping e anti-sovvenzioni relativa alle importazioni dalla Cina di attrezzature per le reti di telecomunicazione, una decisione presa “ex officio”, ovvero senza che nessun concorrente avesse presentato formale denuncia di comportamento anticoncorrenziale. L’indagine andava a colpire in particolare Huawei e Zte, che controllano circa un quarto del mercato europeo delle infrastrutture tlc grazie anche, secondo l’Ue, al fatto che vendono le loro infrastrutture a un prezzo inferiore di almeno il 35% rispetto ai prezzi di mercato.

Secondo De Gucht, Huawei e Zte possono praticare questi prezzi perché sostenute economicamente da Pechino; De Gucht aveva riferito ai Paesi-membro di aver raccolto sufficienti prove delle sovvenzioni fornite illegalmente dal governo cinese ai vendor nazionali di attrezzature telecom e si era detto pronto, a maggio, ad aprire l’inchiesta formale.

Ora il commissario Ue sarebbe disposto a fare un passo indietro se le aziende europee otterranno una parte adeguata nel maxi-progetto di China Mobile, che, stando a quanto scrive il Ft, rappresenterà l’anno prossimo la metà di tutti investimenti globali in telecomunicazioni, visto che riguarda la realizzazione di circa 200.000 stazioni base 4G in tutta la Cina. Nokia Siemens Networks, Ericsson e Alcatel-Lucent sono tutte in lizza per aggiudicarsi una quota nella gara cinese, così come Huawei e Zte.

Nei mesi scorsi i diplomatici cinesi in Europa si sono lamentati del fatto che De Gucht aveva imposto una quota di almeno il 30% per la partecipazione delle aziende dell’Ue al progetto di China Mobile, in cambio di un abbandono dell’inchiesta, ma De Gucht ha negato di aver mai preteso condizioni del genere.

“La gara di China Mobile è gigantesca”, dichiara oggi al Financial Times un dirigente di un’azienda telecom cinese. “Le imprese che si aggiudicheranno una parte del progetto si troveranno nella posizione ideale per partecipare e vincere anche in altre gare per il 4G che saranno indette da altri operatori mobili cinesi”.

Il caso anti-dumping che riguarda il business delle attrezzature telecom non ha il peso di quello che ha toccato l’industria dei pannelli solari (21 miliardi di euro di esportazioni cinesi nel 2011), ma è più delicato e complesso per la natura stessa dei contratti dell’industria delle telecomunicazioni, che spesso includono sia le attrezzature che accordi pluriennali per l’erogazione di servizi, per cui valutare i prezzi non è facile. La recente risoluzione della questione dei pannelli solari ha però ammorbidito la posizione di De Gucht, che la scorsa settimana si è detto “fiducioso nella possibilità di trovare una soluzione simile anche per altre questioni”.

Il patteggiamento con Pechino potrebbe rendersi necessario anche per lo scarso supporto dei Paesi-membro dell’Ue alla crociata anti-dumping nel settore delle attrezzature telecom. La Svezia, in particolare, dove ha sede Ericsson, si è espressa contro l’indagine sui vendor cinesi. Inoltre, il mandato europeo di De Gucht termina il prossimo anno; se il commissario vuole portare avanti le sue battaglie contro i comportamenti anticoncorrenziali dovrà adoperarsi per essere rieletto.

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