L'EMENDAMENTO

Ultimo miglio, Bernabè: “Esproprio incostituzionale”

Il presidente esecutivo di Telecom Italia lancia il j’accuse ai politici che hanno proposto l’emendamento al Dl Semplificazioni per “scorporare” i servizi di manutenzione della rete da quelli di accesso: “Si dovrebbero astenere da questioni che conoscono poco”. E nel merito della misura: “Evidenti profili di illegittimità e palese contrasto con la normativa Ue”. La replica di Saglia: “Bernabè pensi a fare il manager”

Pubblicato il 20 Mar 2012

"Le proposte che mirano ad una disaggregazione dei costi relativi all’ultimo miglio presentano evidenti profili di legittimità costituzionale nonché un vero strappo allo stato di diritto e una evidente forma di espropriazione". Fino ad oggi non era intervenuta sull’emendamento "unbundling" Telecom Italia, ma oggi il presidente Franco Bernabè ha bocciato pubblicamente la proposta e non ha risparmiato critiche alla politica.

Bernabè ha approfittato del palco dell’evento in cui è stata presentata la Relazione annuale 2012 dell’Organo di vigilanza sulla parità di accesso alla rete di TI per sottolineare che le misure proposte e già approvate dalla Camera "non garantirebbero certamente benefici per i consumatori e diventerebbe pressocheéimpossibile salvaguardare il diritto costituzionalmente garantito di segretezza delle comunicazioni". Inoltre – ha aggiunto – "non potrebbero essere garantiti i livelli di qualità della rete previsti in capo al fornitore del servizio universale".

Dura la posizione nei confronti dei politici che "si dovrebbero astenere dal parlare di problemi che conoscono poco. Va dato atto al presidente Monti che ha detto che le imprese vanno rispettate specialmente quelle che possiedono competenze specifiche: competenze che Telecom detiene in misura superiore ad altri perché da 150 anni è impegnata nello sviluppo delle infrastrutture". "La proliferazione di iniziative legislative che mirano ad imporre a Telecom Italia nuove forme di separazione – ha aggiunto il presidente esecutivo di TI – sono in palese contrasto con il quadro normativo di riferimento e si pongono in diretto contrasto con la riserva di competenza imposta dall’ordinamento europeo a favore dell’Autorità di regolamentazione indipendente".

Bernabè ha anche ricordato l’evoluzione del quadro competitivo italiano nell’ultimo triennio 2009-2011 "in cui gli operatori alternativi hanno totalizzato circa 2,2 milioni di acquisizioni nette collegando i nuovi clienti in accesso telefonico grazie all’attivazione di oltre 2,1 milioni di accessi forniti da Telecom Italia ementre ammontano ad appena 60mila lenuove linee di accesso realizzate autonomamente". "Di conseguenza – ha puntualizzato – la quota degli operatori alternativi nel mercato dell’accesso telefonico è cresciuta in tre anni di ben 10,5 punti percentuali passando dal 23,1% di fine 2008 al 33,6% di fine 2011".

In occasione della presentazione della Releazione annuale delll’Organo di vigilanza Bernabè ha anche annunciato gli investimenti per il triennio 2012-2014 che ammontano a oltre 9 miliardi di euro nel mercato domestico, che si aggiungono ai 7 miliardi già investiti nell’ultimo triennio sulla rete fissa. Nel solo 2011, in termini di incidenza degli investimenti sui ricavi, Telecom Italia con il 14,3%, si è collocata al di sopra degli altri principali operatori storici della Ue, ha puntualizzato il presidente esecutivo di TI.

"I piani di investimento di Telecom Italia daranno un rilevante contributo al conseguimento degli obiettivi posti dall’Agenda digitale", ha aggiunto, che prevede l’abbattimento totale del digital divide entro il 2013 e la copertura per il 100% della popolazione a 30 Mbit e al 50% delle famiglie con una connessione a 100 Mbit entro il 2020. "Si tratta di obiettivi che saranno senza dubbio realizzati". in dettaglio riguardo alla rete di nuova generazione (Ngn), "Telecom realizzerà la copertura di circa 6 milioni di unità immobiliari – corrispondenti al 25% della popolazione – entro il 2014". Il piano di copertura proseguirà "interessando più di 200 comuni e circa il 50% della popolazione".

Tornando all’emendamento l’accusa di Bernabè ha scatenato la replica del al deputato Gianni Fava (Lega Nord) fra i firmatari della proposta: "Bernabè si candidi se vuole fare il legislatore. Se invece vuole fare il manager si limiti ad applicare le leggi del Parlamento", ha detto fava. "Sarebbe opportuno che Bernabè eviti di sovrapporre ruoli soprattutto quando si tratta di emendamenti come il mio approvati all’unanimità da tutte le forze politiche e soprattutto col parere favorevole del Governo. Troviamo sgradevole il fatto che si ricorra a tali forme di intimidazione nei confronti del Parlamento a ridosso del voto sul provvedimento al Senato previsto per i prossimi giorni. Non creiamo alcun alibi a chi sbandiera ai quatto venti intenti liberalizzatori salvo poi fare repentine retromarce quando si toccano nel vivo i tanti monopoli".

"E’ curioso che il presidente della Telecom, Franco Bernabè, pretenda che il Parlamento si astenga dal legiferare su materie come l’ultimo miglio delle linee telefoniche", sottolinea il senatore Lucio Malan (Pdl). "Una rapida lettura alle due righe dell’articolo 70 della Costituzione – dice Malan – gli potrebbe essere utile per ricordare che in Italia le leggi le fanno Senato e Camera". Del resto non si vede come ciò che lui definisce un ‘esproprio’ potrebbe essere materia di regolamento e non di legge".

"Nel merito, il Parlamento sarà sicuramente interessato a sentire le opinioni del dottor Bernabe’, se partono da elementi reali.Ma parlare di problemi di sicurezza per il fatto che società diverse da Telecom mettono le mani sulle linee telefoniche è un argomento assai debole visto che la stragrande maggioranza degli interventi sono oggi effettuati da ditte esterne non certificate da nessuno".

"La supposta incostituzionalità della parziale liberalizzazione dell’ultimo miglio delle tlc, evocata dal presidente di Telecom Bernabè, è solo una opinione personale, certamente legittima e rispettabile, ma personale. Meno opportuno è invece il suo invito alla politica a non occuparsi di quelli che lui definisce ‘problemi tecnici’, come se il legislatore non avesse il diritto e il dovere di disciplinare l’assetto normativo di un settore e, quando è necessario, riformarlo nell’interesse dei consumatori, della concorrenza e del grado di innovazione di quel mercato". Lo afferma in una nota il deputato Enzo Raisi (Fli), capogruppo in Commissione Attività Produttive. "Telecom Italia è una grande azienda del Paese, ma non può pensare di conservare all’infinito una rendita di posizione derivante da scelte ormai risalenti a due decenni fa: in nessun paese europeo, dove peraltro operano quasi sempre gli stessi operatori che Bernabè ha praticamente definito ‘sfigati’ l’ex incumbent gode dei vantaggi assicurati in Italia a Telecom".

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