IL CASO

Unbundling, la Ue: “Listino Agcom va modificato”

Come già anticipato dal Corriere delle Comunicazioni la Commissione Ue ha formalmente annunciato il ricorso al meccanismo del riesame. Tre mesi di tempo per discutere con l’Authority italiana, in collaborazione con il Berec, i cambiamenti da apportare. Kroes: “Approccio diverso da quello annunciato l’anno scorso. Serve certezza normativa a garanzia di tutti gli operatori”

Pubblicato il 12 Ago 2013

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E’ ufficiale: la Commissione europea, come anticipato qualche giorno fa dal Corriere delle Comunicazioni, si è espressa a sfavore della proposta di modifica delle tariffe di unbundling deliberata da Agcom. E ha stabilito che di qui ai prossimi tre mesi in collaborazione con il Berec si discuteranno insieme con l’Agcom le modifiche da apportare alla proposta in questione.

“La Commissione europea ha fatto ricorso al meccanismo di riesame dell’Ue – si legge nella nota della Commissione – in quanto ritiene che tali modifiche possano incidere negativamente sulla capacità degli operatori di pianificare e decidere in merito ai prezzi da applicare in Italia”
La Commissione ritiene in particolare che la recente decisione dell’Authority italiana di fissare i prezzi per il 2013 sulla base della precedente analisi di mercato “sia in contraddizione con la dichiarazione, rilasciata nell’ottobre 2012, in cui l’Autorità affermava che i nuovi prezzi sarebbero stati basati sulla nuova indagine di mercato”

Una decisione definita fra l’altro “sorprendente” se si considera – puntualizza la Commissione “che l’Agcom ha sottoposto a consultazione in parallelo i risultati delle sue nuove analisi di mercato, avviate già nel settembre 2012”. L’Europa ritiene che “poiché i prezzi di accesso dovrebbero riflettere i più recenti dati sui costi, l’Agcom avrebbe dovuto fissarli sulla base della sua analisi di mercato completa più recente e affidabile”.

L’11 luglio scorso il Consiglio dell’Agcom aveva stabilito un significativo taglio dei prezzi di accesso alla rete in rame Telecom, con una riduzione del canone Ull a 8,68 euro al mese dagli attuali 9,28. Contestualmente, l’Authority aveva anche stabilito d’intervenire sul bitstream: con una riduzione del 22%, a 15,14 euro al mese. Successivamente, Agcom si era premurata di notificare la modifica dei prezzi alla Commissione, un’azione peraltro fortemente sollecitata dal commissario per l’agenda digitale Neelie Kroes per bocca del suo portavoce Ryan Heath. Quest’ultimo aveva dichiarato che, in caso di mancata comunicazione ufficiale a Bruxelles, il Bruxelles era pronta a intraprendere i “necessari passi legali, in primo luogo l’avvio di una procedura d’infrazione”. E tutto ciò nonostante, secondo quanto rivelato dal Corriere delle Comunicazioni, nel 2009 l’Autorità stessa avesse ritenuto che non sussistessero le ragioni per notificare a Bruxelles un precedente schema di provvedimento.

“La Commissione – continua la nota – intende garantire l’adozione di approcci normativi che siano trasparenti e in grado di assicurare condizioni di pianificazione prevedibili e stabili agli operatori del mercato, la cui attività sarebbe fortemente ostacolata dall’impossibilità di pianificare in anticipo i prezzi da offrire ai clienti. In particolare, considerata la linea di condotta che l’Agcom aveva annunciato di voler perseguire, tutti gli operatori del mercato in Italia si aspettavano che eventuali modifiche ai prezzi di accesso all’ingrosso per il 2013 sarebbero state basate esclusivamente su un’analisi completa dei mercati della banda larga effettuata alla luce delle più recenti informazioni”.

“Scegliendo di adottare un approccio diverso da quello annunciato l’anno scorso per la fissazione dei prezzi di accesso sui mercati della banda larga italiani, l’Agcom pregiudica la certezza normativa necessaria a tutti gli operatori economici, che hanno diritto a usufruire di condizioni paritarie.”

Contesto
A norma dell’articolo 7 della nuova direttiva quadro sulle telecomunicazioni, le autorità nazionali di regolamentazione delle telecomunicazioni sono tenute a notificare alla Commissione, all’Organismo dei regolatori europei per le comunicazioni elettroniche (Berec) e alle autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni degli altri Stati membri le misure che intendono adottare per ovviare all’assenza di un’effettiva concorrenza sui mercati in questione.
In base alle nuove competenze previste dall’articolo 7 bis della direttiva quadro sulle telecomunicazioni, la Commissione può adottare ulteriori misure di armonizzazione sotto forma di raccomandazioni o decisioni (vincolanti) qualora, nel lungo periodo, persistano divergenze nelle modalità di regolamentazione utilizzate dagli organismi regolatori nazionali dell’UE, comprese le misure correttive.
I servizi di accesso a banda larga all’ingrosso (il cosiddetto accesso disaggregato alla rete locale e l’accesso bitstream) interessati dalla proposta consentono agli operatori alternativi di utilizzare parte della rete di un operatore dominante (in questo caso, la rete di Telecom Italia) per fornire servizi al dettaglio agli utenti finali.

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