IL CASO

Vecchi Tv, contrordine: in vendita anche nel 2017 (ma solo con decoder)

I rivenditori incassano una deroga alla legge che imponeva dal nuovo anno di mettere sul mercato solo televisori con standard Dvb-t2 e codec Hevc. Ma le “rimanenze” dovranno essere abbinate a device che abilitano il nuovo standard

Pubblicato il 20 Ott 2016

dvb-t2

C’è una via d’uscita per i rivenditori di televisori che al gennaio 2017 abbiano ancora in magazzino apparecchi televisivi non Dvb-t2 e Codec Hevc: la legge vieterebbe loro di metterli sul mercato ma il Mise in una nota interpretativa della norma offre loro un’alternativa alla rottamazione: potranno esaurire le scorte di magazzino, purché in bundle con un decoder esterno che abbia il tuner Dvb-T2 e Hevc. Lo scrive il sito DDay.

La decisione nasce dalle preoccupazioni anticipate al Mise dai grandi rivenditori, che hanno fatto presente al ministero la fotografia della situazione: nel 2017, nonostante i termini della legge fossero noti ormai da due anni (parliamo dell’articolo 3 del D.L. 192 del 2014), i rivenditori prevedono infatti di avere ancora in magazzino importanti scorte di vecchi apparecchi, che vorrebbero evitare di dover distruggere.

La disposizione del ministero, così, consente la vendita degli apparecchi con i vecchi standard, purché siano entrati in magazzino prima del 30 giugno e non frutto di approvvigionamenti più recenti. La questione riguarderebbe più da vicino la distribuzione non specializzata, quella ad esempio delle grandi catene di supermercati, mentre le grandi catene dell’elettronica si sarebbero ormai quasi completamente attrezzate per arrivare pronte alla scadenza.

Secondo la disposizione del Mise i rivenditori che proporranno il vendita dopo il primo gennaio 2017 i vecchi apparecchi dovranno dare “adeguata informazione al pubblico sull’alternativa di acquisto tra un apparecchio televisivo integrato con un sintonizzatore digitale conforme e un apparecchio televisivo conforme soltanto mediante l’abbinamento con un decoder esterno”.

A rendere più ambigua la situazione c’è però il fatto che gli apparecchi non DVB-T2 e non HEVC sono in grado di funzionare senza necessità del decoder aggiuntivo.

“Sul punto codeste associazioni – scrive il Mise indirizzando la comunicazione ad Aires , Federdistribuzione, Ancc Coop e Ancd Conad – rappresentano le difficoltà che stanno vivendo le imprese del settore (…) e chiedono se sia possibile considerare ‘integrato’ l’apparecchio che sia venduto unitamente a un decoder esterno conforme alla normativa. A riguardo – chiarisce la direzione generale pianificazione e gestione dello spettro radioelettrico del Mise – in ragione della finalità normativa di dotare i consumatori di apparecchi corredati con tutte le codifiche approvate dall’Itu, si ritiene che lo scopo previsto possa essere raggiunto anche con la presenza di un sintonizzatore esterno, purché venduto unitamente all’apparecchio televisivo non conforme acquistato dal rivenditore finale esclusivamente entro il 30 giugno 2016, come risultante da evidenze documentali”.

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