STRATEGIE

Vivendi, Bollorè: “Telecom Italia centrale per la diffusione di contenuti”

Il manager: “Presto entreremo come soci di riferimento”. E sulla cessione Gvt che aprirà all’entrata della media company francese nel gruppo italiano dice: “L’operazione sarà completata tra maggio e luglio”. Prevista una plusvalenza da 3,6 miliardi

Pubblicato il 17 Apr 2015

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“I gruppi di tlc, come Telecom Italia in cui presto entreremo come azionisti di riferimento, sono importanti per la diffusione dei contenuti”. Lo ha detto il presidente di Vivendi, Vincent Bolloré, illustrando all’assemblea annuale dei soci la strategia del gruppo di media e contenuti (Universal Music e Canal Plus) di cui è anche primo azionista. Vivendi rileverà da Telefonica l’8,3% del capitale votante di Telecom Italia nell’ambito della cessione della controllata brasiliana Gvt al gruppo spagnolo.

A questo proposito il manager bretone ha fatto sapere che l’operazione di cessione dell’operatore di telefonia brasiliano Gvt da Vivendi a Telefonica sarà completato tra maggio e luglio, e porterà a Vivendi una plusvalenza da 3,6 miliardi di euro. Lo riferisce la società durante l’assemblea degli azionisti.

Bollorè ha centrato il suo discorso sulla strategia messa in cantiere per focalizzare le attività sui contenuti. Per realizzare la crescita della nuova Vivendi “servono tempo e denaro. Di soldi ne abbiamo, serve anche il tempo”, ha detto Bollorè all’assemblea dei soci, a sostegno dell’introduzione del voto doppio per i soci che il fondo Usa Psam vuole invece bloccare. “Avere soci che restano due anni non è una cosa terribile. Danno alla società il tempo di far maturare e progredire gli affari. Due anni sono un tempo assolutamente ragionevole”, ha sottolineato Bollorè, che è anche il primo azionista di Vivendi con il 14,5%. “Spesso si pensa che (il voto doppio, ndr) sia a mio favore ma è a favore di tutta la societa’”, ha aggiunto il finanziere ed industriale bretone che ha definito anche “un compromesso” quello raggiunto con il fondo attivista Usa Psam sul dividendo.

Psam, guidato da Peter Schoenfeld e socio con lo 0,8%, si era lamentato che il gruppo Vivendi, ricco di cash, non retribuiva a sufficienza i soci e aveva presentato all’odg dell’assemblea due risoluzioni per aumentare la cedola. Un accordo reso noto nei giorni scorsi ha portato Vivendi alla distribuzione di dividendi aggiuntivi per 2 euro nel 2015-16 e al ritiro delle due risoluzioni. Bollore’ ha sottolineato che Vivendi ha cambiato pelle trasformandosi da holding a società dei media e dei contenuti, con la cessione delle attività nelle tlc, ma per quanto sia un gruppo importante in Francia, resta “piccola a livello mondiale, anche se abbiamo mezzi dopo le cessioni”. Come ha sottolineato il ceo Arnaud de Puyfontaine, “l’ambizione del gruppo è di essere un leader mondiale nei media e nei contenuti”.

All’assemblea mista di Vivendi è presente il 57,58% del capitale. Per bocciare la risoluzione proposta da Psam in rappresentanza dell’1,96% del capitale contraria all’introduzione del voto doppio, serve il voto di due terzi del capitale.

Vincent Bollorè ha speso 2,8 miliardi di euro per portare la sua quota in Vivendi al 14,5% e si presenta oggi all’assemblea soci della conglomerata francese con l’obiettivo di rafforzarsi facendo entrare in vigore la norma, prevista dalla legge Florange, che prevede il doppio voto per gli azionisti di lunga durata. La legge è stata approvata dal governo Hollande per evitare la delocalizzazioni delle aziende francesi con oltre mille dipendenti. Entra automaticamente in vigore a meno che l’assemblea soci non si pronunci contro. Per farlo però servono due terzi dei voti e a Bollorè basta quindi ottenere l’appoggio dell’8% degli azionisti per ottenere il suo scopo e battere il fondo PhiTrust Active Investor che chiede il mantenimento del principio un’azione un voto. La regola del doppio voto è già entrata in vigore in molte gradi aziende francesi, tra cui Renault ed Orange.

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