Vivendi cresce ancora nell’azionariato di Telecom Italia, arrivando al 20,03% del capitale, rispetto al 19,88% dichiarato ad inizio ottobre. Lo ha annunciato il gruppo media francese, aggiornando la sua posizione rispetto alla compagnia telefonica italiana. Vivendi ha poi ribadito di essere “un azionista di lungo termine di Telecom” e di voler “sviluppare ulteriormente le proprie attività nel Sud Europa”.
In questo contesto si svilupperebbe anche l’ipotesi di aggregazione tra Vivendi e Telefonica. Nelle scorse settimana il Corriere Economia, spiegava la logica alla base dell’operazione: la compagnia spagnola è interessata ai contenuti di Vivendi, “merce preziosa” al giorno d’oggi per ridare vita per iridare vita alle telco in difficoltà; Vivendi, dal canto suo, è interessata a raggiungere con i propri contenuti i 500 milioni di utenti di Telefonica.
Ci si chiede a questo punto quale ruolo toccherebbe a Telecom Italia, di cui Vivendi detiene adessi oltre il 20%.
II ragionamento dietro le ipotesi di aggregazione Vivendi-Telefonica – scrive il Corriere Economia- rientra nel quadro europeo più generale in cui tiene banco il tema del consolidamento. In occasione dell’ultimo summit di Etno le big telco hanno chiesto alla Ue una libertà maggiore di mettere in atto operazione di M&A all’interno di un quadro regolatorio più light.
“Il nostro settore ha bisogno di economie di scala e i mercati devono funzionare a livelli ottimali”, hanno detto in una nota congiunta le dieci Telco”, dicevano i 10 cei riuniti a Bruxelles. Le telco chiedono regole più “light” per l’accesso alla rete ai concorrenti di mercato: secondo le telco, i prezzi devono essere regolati solo in casi eccezionali, un messaggio rivolto in questo caso al commissario Gunther Oettinger che sta rivedendo le regole Ue sul mercato delle Tlc.