IL SUMMIT DI DUBAI

Wcit 2012, approvata risoluzione su interconnessione Ip

Il documento affronta il tema delle difficoltà regolamentari, tecniche ed economiche nel processo di transizione dai servizi tradizionali di telefonia alle nuove reti Ip. Ma intanto l’inserimento negli Itrs di risoluzioni che darebbero più poteri ai governi nazionali sulla Rete spacca il summit di Dubai. No di 55 Paesi a partire dagli Usa

Pubblicato il 14 Dic 2012

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Si chiude con una forte rottura il Wcit 2012 di Dubai. Ieri è stato raggiunto un accordo sui nuovi Itrs, ma con l’opposizione di Usa, Gran Bretagna e Canada, i cui delegati hanno abbandonato l’aula esprimendo timori sulla regolamentazione di Internet ravvisata nei trattati. La spaccatura si è consumata sui temi dei diritti umani, della sicurezza della rete e del controllo dello spam, che aprirebbe la strada al rischio di censura online.

“Ringrazio gli 89 Stati che hanno firmato il trattato”, ha detto Mohamed al-Ghanim, presidente della Conferenza mondiale sulle telecomunicazioni internazionali, che ha chiuso i lavori oggi a Dubai. In totale, 55 paesi, tra cui gli Stati Uniti, non hanno firmato il documento. Non ratificheranno i nuovi Itrs fra gli altri nemmeno Olanda, Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Serbia, Filippine, Costa Rica, Polonia e Repubblica Ceca. Kenya e Giappone, invece, si riservano di decidere o meno per la ratifica dopo una consultazione interna. L’India ha dato il suo appoggio alla posizione Usa.

Insieme agli Itrs, il Wcit ha votato anche un’importante risoluzione, la numero 5, che riguarda il tema dell’interconnessione del traffico IP (International telecommunication service traffic termination and exchange) e affronta il tema delle difficoltà regolamentari, tecniche ed economiche nel processo di transizione dai servizi tradizionali di telefonia alle nuove reti basate su IP.

“Diversi stati membri – si legge nel testo della risoluzione – hanno espresso la necessità di implementare accordi commerciali tra operatori di telecomunicazioni e Ott, allo scopo di rendere tutti i soggetti partecipi della nuova catena del valore”. Visto che alcuni stati membri hanno notato un deterioramento nella quality of services e del traffico voce a livello a livello internazionale, la risoluzione invita gli stati membri interessati a collaborare in modo che il quadro regolamentare promuova accordi commerciali tra operatori telecom e Ott.

Il Wcit ha quindi ha chiesto ad un Gruppo di Lavoro dell’ Itu di sviluppare una specifica raccomandazione con linee guida al riguardo, che include anche le condizioni per il pagamento del traffico da parte degli Ott.

La risoluzione era stata approvata all’unanimità in plenaria, prima che ci fosse la spaccatura sui temi dei diritti umani, sicurezza della rete e spam.

Spiegando in motivi che hanno portato gli Usa a non firmare i trattati, l’ambasciatore Terry Kramer ha sottolineato che “Internet ha regalato al mondo un inimmaginabile beneficio economico e sociale nell’arco degli ultimi 24 anni, senza regolamentazione dell’Onu – ha detto Kramer – Gli Stati Uniti hanno sempre pensato che il trattato non doveva regolare i contenuti di internet o la sua governance”.

Secondo Kramer il trattato votato ieri, che concede ai governi diritto di accesso ai servizi internazionali Tlc e la possibilità di bloccare lo spam (e quindi in qualche modo di utilizzare filtri), è del tutto “incompatibile con il modello multistakeholders”. “La policy di Internet non deve essere determinata dai governi – ha puntualizzato Kramer – ma dai cittadini, dalla comunità nel suo senso più ampio. Si tratta di consultazioni fondamentali che qui non sono state possibili”. “Questa conferenza non ha mai avuto lo scopo di regolare le questioni Internet – ha continuato Kramer – Tuttavia ci siamo ritrovati nel documento finale risoluzioni che vanno in questa direzione”.

Sulla stessa lunghezza le delegazioni canadese e britannica i cui portavoce hanno detto che “il trattato mette a repentaglio l’idea di internet inteso come piattaforma di partecipazione, di comunicazione e di organizzazione”.

Il trattato, che entrerà in vigore nel gennaio del 2015 è il primo aggiornamento dell’International Telecommunication Regulations (Itr), sottoscritto nel 1988, e ha sollevato molte critiche oltre dagli Usa, anche da parte di operatori di Internet, attivisti che ritengono che le nuove norme spianino la strada al controllo dei governi sulla rete. Ma il presidente dell’Itu, Hamadoun Toure, ha insistito oggi che il trattato non ha nulla a che fare con Internet. “Questa conferenza non ha nulla a che fare con il controllo di Internet e non ci sono norme che riguardano Internet’, ha detto davanti ai partecipanti alla cerimonia di firma.

Rammarico per il mancato accordo da parte dell’Etno. “L’Etno accoglie con rammarico il fatto che, nonostante la volontà di tutti gli stati membri di raggiungere una posizione comune, non sia stato possibile arrivare ad un accordo su tutti i punti – ha detto Luigi Gambardella, il presidente del Board dell’Etno – Riconosciamo la complessità delle varie questioni sul tavolo, compresa quella sulla portata complessiva degli Itr e degli interessi ad essi collegati. Etno continua a credere nella necessità di un dibattito costruttivo e di una collaborazione a livello internazionale per spingere la crescita futura e lo sviluppo sostenibile del mercato globale delle telecomunicazioni, nel rispetto dei principi guida che hanno portato allo sviluppo di Internet: leadership del settore privato, dialogo multi-stakeholder per la governance di internet e accordi commerciali”.

La spaccatura di Dubai fa seguito a quelle dei summit Itu precedenti: nel 2005 fallì la conferenza in Tunisia, perché Iran e alcuni governi africani denunciavano l’eccessiva libertà d’espressione in Internet.

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